Verona: riparte la funicolare di Castel San Pietro

Numerose fonti assicurano che a Pasqua verrà inaugurata la nuova funicolare veronese di Castel San Pietro, a 73 anni dalla chiusura dell’impianto precedente, attivo per soli quattro anni dal 1941 al 1944.
Si tratterà di un ascensore inclinato a cabina unica che, oltre alle stazioni a valle e a monte, disporrà di una fermata intermedia in corrispondenza del Museo Archeologico presso il teatro romano.Realizzato da Leitner di Vipiteno, azienda che vanta un’esperienza specifica dal 1888, il nuovo impianto – tecnicamente un ascensore inclinato – ripercorre il tracciato della vecchia funicolare superando un dislivello di 55 metri con uno sviluppo lineare di 158 metri percorsi in 75″ alla velocità di 2,5 metri al secondo grazie ad un apparato motore della potenza di 30 kW. Il sistema è azionato e sorvegliato dalle stazioni estreme e la cabina, che non richiede la presenza di personale a bordo può accogliere 25 persone garantendo una portata oraria di 300 persone per senso di marcia.
I lavori subirono una battuta d’arresto il 26 maggio 2014 a causa di un incendio, da più parti ritenuto doloso. La realizzazione è stata finanziata con un contributo di 6 milioni messi a disposizione da Fondazione Cariverona, proprietaria dell’area e, dal punto di vista architettonico, si è fatto il possibile per non alterare gli edifici storici.Durante il periodo di dismissione la stazione bassa è stata per lungo tempo sede del Teatro Laboratorio, ora trasferito all’Arsenale.La precedente funicolare venne costruita dalla storica Impresa torinese fondata dall’ingegnere Tommaso Agudio1 (α Malgrate, 27.4.1827 – Ω Torino, 5.1.1893).
L’idea nacque negli anni immediatamente antecedenti la I Guerra Mondiale con finalità legate allo sviluppo turistico del complesso austriaco di Castel San Pietro, posto in posizione dominante sulla collina a ridosso del centro cittadino, ma i lavori, deliberati solo il 1° luglio 1939, portarono all’inaugurazione della struttura solo il 4 novembre 1941. Le vicende belliche con la conseguente cessazione dei flussi turistici, il ruolo rivestito dalla città che divenne sede del comando tedesco e il generale stato di profonda crisi economica fecero sì che il servizio cessasse nel dicembre 1944.L’orario di esercizio a regime prevedeva 11 corse giornaliere con inizio del servizio alle ore 8,30 e chiusura alle 18,30. Il percorso, lungo 180 metri, superava un dislivello di 55 metri in pendenza costate del 36% e, oltre ai fabbricati delle due stazioni a valle e a monte, le opere più significative erano costituite da due ponti in pietra.La due vetture in uso, dipinte nel verde a due toni comune ai mezzi di trasporto urbano dell’epoca, potevano accogliere 10 passeggeri ciascuna ed erano azionate da un apparato motore in grado di erogare una potenza di 19,4 kW. La velocità massima in servizio era di 3 metri al secondo e la capacità oraria di carico era di 200 passeggeri.
Alcuni anni dopo la chiusura e il successivo abbandono dell’impianto le vetture vennero demolite, secondo alcune fonti già nel 1949, secondo altre nel 1960.In città sono inoltre in corso i lavori per il ripristino di due linee filoviarie. La rete filoviaria urbana veronese, la cui prima linea fu inaugurata il 9 maggio 1937, constava nel 1964, anno corrispondente al massimo periodo di espansione, di 7 linee servite da 58 veicoli; quella extraurbana, aperta progressivamente a partire dal 1958 in sostituzione di alcune tramvie, di 6 linee per complessivi 65,929 km serviti da 27 veicoli. Il servizio urbano cessò nel 1975, quello extraurbano nel 1980.

Lorenzo Pozzi

NOTA 1
Tommaso Agudio realizzò nel 1862 la prima funicolare italiana: un piano inclinato sperimentale noto come la rampa del Dusino, progettato per superare l’allora notevole pendenza del 26 ‰ della tratta Moncalieri – Asti della ferrovia Torino – Genova. Nel 1874 progettò il piano inclinato di Lanslebourg – Mont-Cenis e nel 1884 progettò e costruì la tramvia a fune Sassi-Superga, inaugurata il 27 aprile 1884.

L’ultima vettura della funicolare ad acqua di Orvieto

Breve rassegna fotografica della vettura, oggi conservata al coperto presso la stazione ferroviaria, che il 1° marzo 1970 concluse l’epoca della funicolare ad acqua di Orvieto tramite le immagini riprese il 9 novembre 2016 da Nadia Galeazzi e Alberto C. Steiner.af-2016-11-18-orvieto-001L’abitato di Orvieto si erge su una rupe tufacea che domina la valle sottostante, e la funicolare venne inaugurata il 7 ottobre 1888 per collegare la città alla stazione ferroviaria posta lungo la linea Firenze – Roma, situata a fondovalle.
Fu progettata e realizzata dall’ing. Alessandro Ferretti, e per decenni venne comunemente denominata Funicolare Bracci dal nome del finanziatore, Giuseppe Bracci di Testasecca.
Venne costruita con il sistema a contrappeso d’acqua, molto diffuso all’epoca (vedi in questo blog l’articolo sulla scomparsa funicolare di Regoledo)
L’acqua veniva immessa, a monte, in un apposito cassone posto inferiormente alle vetture e, come d’uso negli impianti a contrappeso d’acqua, le vetture partivano contemporaneamente dagli opposti capilinea (piazza Cahen a monte e piazza della stazione ferroviaria a valle) per incontrarsi a metà percorso.af-2016-11-18-orvieto-002L’impianto venne ristrutturato nel 1935, con il rifacimento degli edifici delle stazioni e la sostituzione delle vetture. L’esercizio venne sospeso durante la II Guerra Mondiale e, alla fine degli anni ’60, difficoltà finanziarie ne decretarono la chiusura, che avvenne il 1° marzo 1970.
Nel giugno 1990 “in seguito ad un ripensamento dei trasporti sulla rupe di Orvieto, fu rimessa in funzione completamente ricostruita sul tracciato originario, non più ad acqua ma a trazione elettrica. Buona parte del merito di questo ripristino fu dovuto alla tenacia di Wladimiro Giulietti, sindaco di Orvieto dal 1975 al 1980, che vedeva nella funicolare una pietra angolare nella prospettiva della pedonalizzazione del centro cittadino. Attualmente la funicolare impiega poco più di due minuti a viaggio (citazione da Wikipedia).af-2016-11-18-orvieto-003af-2016-11-18-orvieto-004af-2016-11-18-orvieto-005af-2016-11-18-orvieto-006Le due cabine attualmente in servizio hanno una capienza di 75 persone, le corse si susseguono con una cadenza di 10′ nei giorni feriali (orario dalle ore 7,20 alle 20,30) e di 15′ nei festivi (orario dalle ore 8,00 alle 20,30) e il biglietto ordinario costa € 1,30.af-2016-11-18-orvieto-007af-2016-11-18-orvieto-008af-2016-11-18-orvieto-009af-2016-11-18-orvieto-010Il tracciato è lungo 580 m e supera un dislivello di 157 m, con un raddoppio centrale per permettere l’incrocio delle vetture e l’ultimo tratto verso monte costituito da una galleria lunga 123 m scavata nel masso tufaceo di Orvieto.

Lorenzo Pozzi

La funicolare di Regoledo

Chi percorre il Sentiero del Viandante nel tratto tra Varenna e Perledo, ad un certo punto attraversa il Bosco delle Streghe, così chiamato perché, al calare del sole, gli scuri rami dei castagni centenari che lo compongono sembrano diventare adunche mani di streghe protese verso il cielo.af-2016-09-20-funiregoledo-008E, poco dopo le streghe immaginarie, ecco i fantasmi. Questa volta reali: uno scuro solco nel terreno ed i ruderi di un viadotto sono quello che rimane della funicolare di Regoledo.af-2016-09-20-funiregoledo-004Appena oltrepassato il confine tra Perledo e Bellano, chi proviene da sud incontra sulla destra l’imbocco di una galleria che interrompe il muraglione che separa la strada dalla ferrovia: è il vecchio ingresso pedonale alla stazione ferroviaria di Regoledo, tecnicamente classificata fermata e ufficialmente soppressa il 14 dicembre 2014 con l’entrata in vigore dell’orario invernale 2014-2015, ma i treni non vi effettuavano più servizio da almeno vent’anni.
Il fabbricato ferroviario non è però l’edificio visibile dalla strada, la vecchia Statale 36 oggi riclassificata Provinciale 72: quella era la stazione, con alloggi ad uso del personale dipendente, della funicolare per Regoledo, una delle più antiche d’Italia. Inaugurata nel 1892 cessò il servizio nel 1960.af-2016-09-20-funiregoledo-005Venne realizzata, congiuntamente alla fermata ferroviaria, a servizio del Grand Hotel Regoledo, situato in posizione panoramica a 300 metri di altitudine ed inaugurato nel 1851 con annesso stabilimento idroterapico, progettato per sfruttare l’ottima qualità delle acque della fonte Cornasca.af-2016-09-20-funiregoledo-002Il tracciato si sviluppava per una lunghezza di 440 metri e veniva percorso in 8 minuti; la pendenza raggiungeva il valore massimo di 65 per mille all’inizio del percorso ascendente, per attestarsi successivamente su valori compresi fra 34 e 53 per mille.af-2016-09-20-funiregoledo-001Inizialmente elettrico, il sistema di trazione fu mutato in quello a contrappeso d’acqua nel corso di lavori di rifacimento durati dal 1902 (l’anno in cui iniziò l’esercizio in trazione elettrica trifase sulla ferrovia da Lecco a Colico) al 1903, durante i quali venne leggermente abbassata la pendenza massima: dal 65 al 57,4 per mille. Il nuovo impianto venne inaugurato il 6 settembre 1903.af-2016-09-20-funiregoledo-006Le due vetture furono provviste di un serbatoio della capacità di 3.600 litri. Il serbatoio della vettura a monte veniva riempito con acqua, il cui peso faceva discendere la vettura facendo contemporaneamente risalire quella, vuota, posta a valle grazie al collegamento per mezzo di funi e contrappesi. A metà percorso le vetture si incrociavano e venivano fermate, i passeggeri trasbordati dall’una all’altra e l’acqua travasata da quella superiore in discesa a quella inferiore in salita che, diventata più pesante, ritornava verso valle trascinando verso l’alto l’altra.af-2016-09-20-funiregoledo-003La stazione superiore era posta a pochi metri dall’ingresso del Grand Hotel, mentre a quella inferiore era affiancato il modesto fabbricato ferroviario. I viaggiatori potevano giungervi, oltre che per via stradale, anche tramite un imbarcadero oggi scomparso.
Il Grand Hotel, diventato Istituto Idroterapico, ospitò militari feriti e convalescenti durante le due guerre mondiali; oggi è una sede dell’Istituto Sacra Famiglia ed accoglie anziani e disabili.af-2016-09-20-funiregoledo-007Della funicolare, oltre la stazione a valle adiacente alla linea ferroviaria ed in rovina, oggi rimangono il sedime percepibile percorrendo il Sentiero del Viandante ed alcuni resti del viadotto.
La storia dell’impianto è protagonista del libro La funicolare di Regoledo, scritto da Eugenio Maglia e diffuso nel 2013 a livello locale, ed è menzionata nel primo volume di Si viaggia… anche all’insù, le funicolari d’Italia, autori Giovanni Cornolò e Francesco Ogliari, edito da Arcipelago nel 2004.
Cliccando qui è possibile visionare il video La funicolare di Regoledo della durata di 10’56” caricato su Youtube da Orlando Chiari il 30 agosto 2014.

Lorenzo Pozzi