Le donne e la ferrovia: al MFP una mostra fotografica dedicata alle lavoratrici ferroviarie

Ad oggi, secondo quanto riferisce il quotidiano La Repubblica il 26 dicembre 2016, le donne macchiniste sono appena 63 su 7.800 e l’obiettivo delle ferrovie è di assumerne 8mila in dieci anni.Ma fin dagli albori della storia ferroviaria, non solo italiana, le donne hanno apportato il proprio contributo ad un lavoro spesso difficile, disagevole e pericoloso svolto prevalentemente dal basso della scala gerarchica della Ferrovia, ma al quale veniva attribuito un compito di notevole responsabilità. Pensiamo alle casellanti, alle quali spettava il compito di chiudere le sbarre – anticamente i cancelli – dei passaggi a livello inizialmente basandosi solo sull’orologio e solo successivamente su apparati tecnici: telegrafo, telefono, sistemi di blocco.
«Le donne della ferrovia sono state le artefici e l’asse portante di una micro-economia che ha consentito a molte famiglie di affrontare con successo povertà, guerre, catastrofi naturali o eventi avversi e permettere quel salto di sviluppo sociale consentito da scuola e miglioramento economico» afferma Fabio Malavasi, curatore della mostra Le Donne e la Ferrovia che verrà inaugurata domenica 12 marzo alle ore 10.30 a Savigliano, in provincia di Torino, presso la sala conferenze del Museo Ferroviario Piemontese, e che rimarrà aperta fino al 16 aprile.
Una mostra prevalentemente per immagini, realizzata dal Museo in collaborazione con l’Associazione Mai+sole, la Consulta per la Cultura e la Promozione del Territorio di Savigliano e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, che racconta a partire dagli anni Dieci fino agli annni Settanta del Novecento il fondamentale ruolo avuto dall’impiego di personale femminile presso il settore strategico del trasporto ferroviario, contribuendo all’evolzione della condizione femminile in Italia, particolarmente nel periodo a cavallo delle due Guerre Mondiali.
Da rimarcare infine il fatto che un museo normalmente dedito esclusivamente alla storia ferroviaria si apra al territorio.

Lorenzo Pozzi

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