8 novembre 1982: l’Italia ferroviaria divisa in due

Nella notte fra l’8 e il 9 novembre del 1982 le acque del fiume Taro, ingrossate da giorni di piogge torrenziali, uscirono dagli argini allagando la pianura parmense e scagliandosi con inaudita violenza contro due ponti, uno stradale a Fornovo e quello ottocentesco della ferrovia Piacenza – Bologna in località Pontetaro, abbattendone tre piloni.af-2016-10-20-taro-1982-01af-2016-10-20-taro-1982-02af-2016-10-20-taro-1982-03I danni sono visibili nelle immagini a corredo, provenienti dall’archivio del quotidiano La Gazzetta di Parma.af-2016-10-20-taro-1982-04Nessuna vittima, fortunatamente: stando agli orari dell’epoca, poco prima del disastro, avvenuto alle ore 04:50, sul ponte avrebbero dovuto incrociarsi un merci diretto a sud e un espresso notturno proveniente da Reggio Calabria e diretto a Milano, ma la stampa che riferisce la notizia (La Gazzetta di Parma, La Libertà, La Repubblica) non dice se i treni siano transitati o se siano stati fermati prima di impegnare il ponte.af-2016-10-20-taro-1982-006L’Italia ferroviaria, almeno quanto alla dorsale appenninica, rimase divisa in due sino alle ore 12:20 del 13 dicembre successivo, quando una campata provvisoria posata dai militari del Genio di Piacenza con l’intervento di un’impresa di costruzioni locale consentì il ripristino della circolazione, con le prescrizioni di sicurezza tipiche di questi casi, sino alla ricostruzione del ponte, ultimata in poco più di un anno.af-2016-10-20-taro-1982-007af-2016-10-20-taro-1982-008Nell’immediato molti treni lungo la direttrice Nord-Sud vennero soppressi, altri deviati via Genova o via Verona-Bologna. Ma la linea che, a suo modo, visse un inatteso – anche se faticoso viste le modeste potenzialità – momento di gloria fu la Pontremolese.
L’icona consegnata alla storia dall’alluvione non è però quella del ponte ferroviario ma quella del ponte stradale di Fornovo, sul quale un camion rimase in bilico con la cabina esposta sul vuoto. Per la cronaca: l’autista, incredibilmente, si salvò per un soffio.

Lorenzo Pozzi

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