Treni e tram a Milano nei dipinti di Giannino Grossi

Varennese d’adozione predilesse scorci dov’erano presenti – spesso in veste di protagonisti -treni e tram, anche se purtroppo negli oltre quattromila dipinti che realizzò in sessantacinque anni di attività conquistando un posto eminente nel panorama della pittura lombarda del Novecento, non risultano sue raffigurazioni della ferrovia Lecco – Colico a trazione trifase.
Il riferimento è a Giannino Grossi (α 1889 – Ω 1969) al quale per oltre quarant’anni è stato dedicato il Premio Internazionale Varenna di Pittura Naïf istituito nel 1971, due anni dopo la sua scomparsa.
Figlio d’arte, il padre Carlo fu valente affreschista di soggetti figurativi, dipinse il suo primo olio a soli quindici anni dimostrando un precoce talento ed esordendo nel 1911 all’Esposizione Internazionale di Barcellona, dove ottenne un ragguardevole successo. Frequentò dal 1905 al 1912 l’Accademia di Brera e furono le sue vedute della “Vecchia Milano” a decretargli i maggiori successi.
Dal 1919 al 1921 realizzò 150 opere per la collezione di Luigi Beretta, donata nel 1935 al Comune a costituire il nucleo originario delle attuali Civiche Raccolte del Museo di Milano.
Conseguì nel 1922 il Premio Fumagalli e, attivissimo illustratore, dal 1924 al 1960 realizzò soggetti milanesi e lombardi per le strenne del Pio Istituto dei Rachitici, per gli Almanacchi della Famiglia Meneghina, oltre che per pubblicazioni della Cariplo e del Touring Club Italiano.
Poiché le sue opere offrono un significativo spaccato della città e dei suoi mutamenti urbanistici ne propongo sulle pagine di Archeologia Ferroviaria una breve selezione. Salvo diversa indicazione le opere raffigurate sono conservate presso le Civiche Raccolte del Museo di Milano.af-2016-10-05-g-grossi-001Inizio con “Milano, Stazione Centrale con alcune donne tramviere” che raffigura la vecchia Stazione Centrale in un momento della I Guerra Mondiale, quando le donne sostituirono in numerose attività gli uomini chiamati al fronte.
La tecnica è olio su cartone delle dimensioni di cm 25×31,5.af-2016-10-05-g-grossi-002-1“Milano, ponte della ferrovia sulla Martesana”, dipinto a olio su cartone delle dimensioni di cm 43.5×32.5 ufficialmente datato fra il 1900 e il 1924, è interessante per lo sfondo oltre che per il convoglio in transito.
Come possiamo osservare dall’estratto della Carta di Milano di Giovanni Brenna del 1865 (ripresa da Stagniweb) il punto dove la ferrovia sovrapassava la Martesana si trovava nei pressi della vecchia Stazione Centrale.af-2016-10-05-g-grossi-002-2Lo stabilimento raffigurato sullo sfondo dovrebbe pertanto essere quello originario della Pirelli, fondata a Milano nel 1872 ed avente sede in via Ponte Seveso – nel tratto successivamente rinominato Fabio Filzi, nell’area dove oggi sorge il Pirellone – nel quale la produzione iniziò nel 1973. L’azienda inaugurò lo stabilimento della Bicocca nel 1906, nel quale trasferì la maggior parte dell’attività.
Il treno in transito appare però composto da materiale ottocentesco, e ciò lascia pensare che l’Artista si sia ispirato ad un vecchia fotografia, scattata presumibilmente da nord.af-2016-10-05-g-grossi-003“Corso Buenos Aires col vecchio tram a vapore”, datato 1920, è almeno per chi si interessa di argomenti ferroviari forse uno dei soggetti meno riusciti: olio su tavola di cm 31×23 sembra riprendere rotabili più ideali che reali, colti in corrispondenza del viadotto che attraversava il corso lungo l’odierno asse Regina Giovanna – Tunisia, sul quale transita un treno le cui fattezze, solamente abbozzate, sono decisamente improntate alla fantasia.af-2016-10-05-g-grossi-004“L’Arcivescovado di Milano”, di proprietà della Galleria Pesaro, è un acquerello di cm 50×70 non datato, ma evidentemente dipinto sul finire degli anni Venti.af-2016-10-05-g-grossi-005-1“L’Ospedale Militare di riserva del Seminario”, olio su cartone di cm 43×33, si ispira alla I Guerra Mondiale, quando il Seminario Maggiore situato in corso Venezia venne adibito ad ospedale militare e fu provvisto di un raccordo tramviario per smistare rapidamente i feriti in arrivo dalle stazioni ferroviarie. Il dipinto è datato al 1915 ma probabilmente è di epoca successiva.
Come avvenne in altre città italiane, anche l’Azienda Tramviaria (proprio nel 1917 vi fu l’avvicendamento dalla Edison all’Ufficio Tramviario Municipale, che nel 1931 divenne l’ATM) adattò motrici Edison e rimorchi al servizio.af-2016-10-05-g-grossi-005-2Propongo qui l’immagine, da me pubblicata sulla pagina Facebook di Archeologia Ferroviaria il 9 marzo 2015 in un post leggibile cliccando qui, alla quale evidentemente il dipinto si ispira.af-2016-10-05-g-grossi-006Infine “Milano vecchia, a San Babila era così” datato 1915, olio su compensato di cm 50×70, di proprietà della Fondazione Cariplo dal 1969.
Il dipinto, di non eccelsa fattura, reca sul retro della tavola la seguente iscrizione autografa: “Da corso Vittorio Emanuele, all’incrocio di via Montenapoleone (sinistra) con via Durini (a destra) 1915”.

Lorenzo Pozzi

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