La funicolare di Regoledo

Chi percorre il Sentiero del Viandante nel tratto tra Varenna e Perledo, ad un certo punto attraversa il Bosco delle Streghe, così chiamato perché, al calare del sole, gli scuri rami dei castagni centenari che lo compongono sembrano diventare adunche mani di streghe protese verso il cielo.af-2016-09-20-funiregoledo-008E, poco dopo le streghe immaginarie, ecco i fantasmi. Questa volta reali: uno scuro solco nel terreno ed i ruderi di un viadotto sono quello che rimane della funicolare di Regoledo.af-2016-09-20-funiregoledo-004Appena oltrepassato il confine tra Perledo e Bellano, chi proviene da sud incontra sulla destra l’imbocco di una galleria che interrompe il muraglione che separa la strada dalla ferrovia: è il vecchio ingresso pedonale alla stazione ferroviaria di Regoledo, tecnicamente classificata fermata e ufficialmente soppressa il 14 dicembre 2014 con l’entrata in vigore dell’orario invernale 2014-2015, ma i treni non vi effettuavano più servizio da almeno vent’anni.
Il fabbricato ferroviario non è però l’edificio visibile dalla strada, la vecchia Statale 36 oggi riclassificata Provinciale 72: quella era la stazione, con alloggi ad uso del personale dipendente, della funicolare per Regoledo, una delle più antiche d’Italia. Inaugurata nel 1892 cessò il servizio nel 1960.af-2016-09-20-funiregoledo-005Venne realizzata, congiuntamente alla fermata ferroviaria, a servizio del Grand Hotel Regoledo, situato in posizione panoramica a 300 metri di altitudine ed inaugurato nel 1851 con annesso stabilimento idroterapico, progettato per sfruttare l’ottima qualità delle acque della fonte Cornasca.af-2016-09-20-funiregoledo-002Il tracciato si sviluppava per una lunghezza di 440 metri e veniva percorso in 8 minuti; la pendenza raggiungeva il valore massimo di 65 per mille all’inizio del percorso ascendente, per attestarsi successivamente su valori compresi fra 34 e 53 per mille.af-2016-09-20-funiregoledo-001Inizialmente elettrico, il sistema di trazione fu mutato in quello a contrappeso d’acqua nel corso di lavori di rifacimento durati dal 1902 (l’anno in cui iniziò l’esercizio in trazione elettrica trifase sulla ferrovia da Lecco a Colico) al 1903, durante i quali venne leggermente abbassata la pendenza massima: dal 65 al 57,4 per mille. Il nuovo impianto venne inaugurato il 6 settembre 1903.af-2016-09-20-funiregoledo-006Le due vetture furono provviste di un serbatoio della capacità di 3.600 litri. Il serbatoio della vettura a monte veniva riempito con acqua, il cui peso faceva discendere la vettura facendo contemporaneamente risalire quella, vuota, posta a valle grazie al collegamento per mezzo di funi e contrappesi. A metà percorso le vetture si incrociavano e venivano fermate, i passeggeri trasbordati dall’una all’altra e l’acqua travasata da quella superiore in discesa a quella inferiore in salita che, diventata più pesante, ritornava verso valle trascinando verso l’alto l’altra.af-2016-09-20-funiregoledo-003La stazione superiore era posta a pochi metri dall’ingresso del Grand Hotel, mentre a quella inferiore era affiancato il modesto fabbricato ferroviario. I viaggiatori potevano giungervi, oltre che per via stradale, anche tramite un imbarcadero oggi scomparso.
Il Grand Hotel, diventato Istituto Idroterapico, ospitò militari feriti e convalescenti durante le due guerre mondiali; oggi è una sede dell’Istituto Sacra Famiglia ed accoglie anziani e disabili.af-2016-09-20-funiregoledo-007Della funicolare, oltre la stazione a valle adiacente alla linea ferroviaria ed in rovina, oggi rimangono il sedime percepibile percorrendo il Sentiero del Viandante ed alcuni resti del viadotto.
La storia dell’impianto è protagonista del libro La funicolare di Regoledo, scritto da Eugenio Maglia e diffuso nel 2013 a livello locale, ed è menzionata nel primo volume di Si viaggia… anche all’insù, le funicolari d’Italia, autori Giovanni Cornolò e Francesco Ogliari, edito da Arcipelago nel 2004.
Cliccando qui è possibile visionare il video La funicolare di Regoledo della durata di 10’56” caricato su Youtube da Orlando Chiari il 30 agosto 2014.

Lorenzo Pozzi

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